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Lo Schioppettino dei Colli Orientali Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Martedì 13 Ottobre 2009 06:51

logoVitigno autoctono dei Colli Orientali del Friuli, lo schioppettino (o ribolla nera, o anche pòcalza) trova la sua culla d’elezione e di origine nel territorio di Prepotto, e segnatamente di Albana, ovvero in quella valle dello Judrio che segna il confine tra Colli Orientali e Collio, e tra Friuli e Slovenia. Non stupisce pertanto che sia stata recentemente riconosciuta dal disciplinare dei COF la sottozona “Schioppettino di Prepotto”, che «dovrà essere posto in commercio non prima del mese di settembre del secondo anno successivo alla vendemmia», dopo almeno 12 mesi di permanenza in botti di legno. La nuova sottozona potrà comparire in etichetta solo a partire dalla vendemmia 2008 e il suo rigoroso disciplinare è frutto del lavoro dell’Associazione Produttori dello Schioppettino di Prepotto (www.schioppettinodiprepotto.it), nata nel 2002 «con lo scopo di promuovere e realizzare studi volti a garantire la qualità e le caratteristiche

tipiche di questo vitigno».

Come ha sottolineato Giulio Ceschin, presidente dell’Associazione, durante la presentazione del discipolinare nel luglio scorso, il gruppo dell’Associazione (che conta ben 34 iscritti) è composto soprattutto da giovani vignaioli dalle piccole dimensioni aziendali: «La viticoltura è la principale fonte di sostentamento a Prepotto. Abbiamo dato vita a questa associazione proprio per aiutare anche coloro che producono pochissime bottiglie, per disegnare strategie comuni, in

grado di aprire nuovi sbocchi di mercato per tutti».

Lo schioppettino ha trovato nel terroir della valle dello Judrio caratteristiche pedo-climatiche ideali, Produttori Schioppettino di Prepotto dalla variabilità dei terreni (gli strati alluvionali del torrente, che alternano marne, arenarie e rocce calcaree, si sovrappongono alle argille) a un microclima favorevole per la maturazione delle uve, le cui escursioni termiche risultano determinanti per il corredo aromatico del vitigno, che esprime una spiccata sensazione fruttata (frutti di bosco) mista a una naturale componente speziata (pepe in primis) in grado di conferirgli carattere e sapore. Di vigorosa stoffa tannica, è un vino che acquisisce stimolati input terrosi con l’evoluzione. Nè gli manca talvolta quel sottofondo “marino” (note salmastre e iodate) in grado di aumentarne la cassa di risonanza aromatica. Insomma: meno “selvatico” e “rabbioso” del Refosco, meno tannico del Pignolo e meno angoloso del Tazzelenghe, è uno dei rossi più interessanti della regione, soprattutto se disciplinato in vigna (tende a produrre tanto) e interpretato in termini di naturalezza (anziché intervenendo a tutti i costi con

surmaturazioni e appassimenti).

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